La Roma Costruzioni srl e la Roma COS International sposano l’inclusione con un progetto che ha già visto, negli scorsi mesi, l’ingresso in azienda di Rosario Militello, un uomo con la sindrome di Down, oggi risorsa importantissima per l’azienda.
Originario di Niscemi, Rosario – persona solare, puntuale, attenta e dinamica – ha accolto subito con entusiasmo la proposta di lavorare per la realtà guidata dal dottor Giuseppe Romano, accettando di fornire il proprio supporto nelle attività da ufficio, dove è attualmente impiegato, come da contratto.
Il progetto, che ha l’obiettivo di promuovere la condivisione e la crescita reciproca, mira a costruire un mondo del lavoro che sia di tutti e non solo di alcuni.
Le interviste del dottor Giuseppe Romano, amministratore unico della Roma Costruzioni; di Martina Giarracca, psicologa, e di Salvatore Militello, padre di Rosario.
Dottor Romano, com’è nato questo suo progetto?
“Questo mio progetto nasce da una profonda convinzione personale: in una società come quella di oggi è fondamentale non girarsi dall’altra parte di fronte alle difficoltà degli altri, non rimanere indifferenti, ma tendere la mano a chi oggi soffre o si sente escluso. È necessario abbattere le barriere sociali e culturali che ci separano, quei limiti che ci allontanano gli uni dagli altri. Non si tratta solo di abituare questi ragazzi al lavoro, ma anche di abituare noi stessi a conoscere e apprezzare la loro straordinaria unicità. Questi ragazzi sono speciali, come lo siamo tutti, perché ogni persona è unica e diversa dagli altri.
Viviamo in un’epoca complicata, spesso caratterizzata da individualismo e indifferenza. Ma è proprio in momenti come questi che dobbiamo ricordarci quanto sia importante restituire alla società ciò che abbiamo ricevuto, senza chiedere nulla in cambio. A volte basta davvero poco. Con questo programma è chiaro che noi non regaliamo un’opportunità: riceviamo molto di più. Quel poco si trasforma in sorrisi, in complicità, in comportamenti genuini, partecipativi, armoniosi. La bellezza che portano nel nostro ambiente di lavoro è qualcosa che non si può spiegare facilmente, ma che tutti dovrebbero provare. Ogni ragazzo ha qualcosa di unico da offrire”.
Ci parli un po’ di Rosario…
“Rosario ha 42 anni, vive a Niscemi, ama i reality e i film, e ha una simpatica abitudine: quando va al bar offre a tutti la colazione. Tanto paga il papà, ci dice ogni volta scherzando. Da quando ha iniziato a lavorare, però, Rosario è entusiasta, perché sa che potrà finalmente offrire la colazione con i suoi soldi. È un traguardo che per molti di noi può sembrare piccolo, ma che per lui significa tutto: indipendenza, soddisfazione, felicità. Questo programma è nato per creare uno spazio di inclusione e invece ha riempito di valore il nostro spazio di lavoro. Ci siamo accorti che non siamo noi a insegnare loro qualcosa, ma loro a insegnarla a noi. Come azienda, come persone, ognuno di noi ha la responsabilità di contribuire a creare un mondo più inclusivo, dove nessuno si senta lasciato indietro. Alla fin fine, aprire una porta significa non solo permettere a qualcuno di entrare, ma anche permettere a noi stessi di crescere, di arricchirci e di costruire insieme un futuro migliore”.
Dottoressa Giarracca, quanto può essere importante un progetto come quello della Roma Costruzioni per questi ragazzi?
“Le persone con disabilità o che presentano delle condizioni di funzionamento differenti, spesso, affrontano sfide legate all’inclusione sociale, ovvero a preconcetti, stigmatizzazioni e alla necessità di un maggiore supporto per l’inserimento lavorativo e per un’indipendenza di vita.
Un progetto di inclusione lavorativa, come quello avviato dalla Roma Costruzioni, riveste grande importanza per questi ragazzi, per diversi motivi che vanno al di là dell’esclusivo aspetto economico, ovvero dell’autonomia, che permette di fare scelte personali e di avere una realizzazione personale. Infatti, offrire la possibilità di esprimere il proprio potenziale professionale contribuisce significativamente al benessere generale della persona, poiché ricoprire un ruolo ‘utile’ e ‘produttivo’ migliora l’umore e accresce il senso di competenza e di valore, favorendo dunque un aumento dell’autostima e dell’autoefficacia. Il lavoro, inoltre, è un luogo di integrazione che consente di costruire nuove relazioni, rompere l’isolamento sociale e sentirsi parte attiva della comunità. Un progetto di inclusione lavorativa è importante anche per le famiglie di persone con disabilità, per ridurre la loro preoccupazione per l’incertezza sul futuro precario dei figli e anche lo stress legato alla cura e all’assistenza continua, che assorbe la maggior parte delle loro energie, limitando il tempo per riposare, per prendersi cura di sé o di altri figli, per la coppia o per socializzare.
Vorrei sottolineare, d’altra parte, che un tale progetto apporta dei benefici concreti anche all’organizzazione che lo avvia. Infatti, attuare politiche e strategie aziendali meglio definite DEI (acronimo di diversity, equity and inclusion), che prevedono un ambiente di lavoro eterogeneo, equo, con l’inclusione di persone con diverse esperienze, capacità e prospettive (come quelle derivanti dalla disabilità), favorisce maggiore innovazione, creatività, flessibilità e il miglioramento del clima aziendale, con maggiore collaborazione, empatia, supporto e accoglienza da parte dei dipendenti che, sentendosi parte di un’organizzazione con valori etici, che valorizza le differenze individuali, compensa le fragilità e garantisce dignità e pari opportunità di crescita a tutti, mostrano anche un maggiore senso di lealtà, di appartenenza e di motivazione. Questi obiettivi sono già stati messi in cantiere, dal 2023, ovvero da quando la Roma Costruzioni ha richiesto la mia consulenza esterna per creare dei percorsi ad hoc per i dipendenti per migliorare il benessere psicologico in azienda, diminuire i livelli di stress, aumentare la motivazione e potenziare le capacità interpersonali del team di lavoro”.
A che punto crede che sia la società rispetto all’inclusione e al coinvolgimento di questi ragazzi?
“Negli ultimi decenni, tutta la comunità e soprattutto i giovani sono stati maggiormente coinvolti e informati sulle suddette tematiche, tramite la scuola, la chiesa, l’associazionismo, i media, i programmi tv. Nel 1981, il 3 dicembre è stata proclamata la Giornata internazionale delle persone con disabilità, con lo scopo di promuovere i diritti e il benessere dei disabili e di aumentare la consapevolezza e la comprensione dei problemi connessi alla disabilità.
In Italia la Legge 112/2016 Dopo di noi prevede assistenza e promozione dell’autonomia e dell’inclusione sociale per le persone con disabilità che sono prive del supporto familiare, tramite progetti di vita indipendente, percorsi di accompagnamento all’uscita dal nucleo familiare e soluzioni abitative supportate (es. co-housing, appartamenti protetti). In Italia, con la Legge 68/99, l’inserimento di persone con disabilità rientra in obblighi di legge per i datori di lavoro pubblici e privati, spesso con il supporto di servizi di collocamento mirato. Nel precario scenario lavorativo italiano, purtroppo, nonostante le leggi vigenti in materia (anche in termini di agevolazioni economiche), non è così comune l’assunzione, in aziende private, di persone con disabilità. Credo che sia pertanto necessario, ad oggi, promuovere una cultura dell’inclusione soprattutto nell’ambito lavorativo”.
In che modo è possibile farlo?
“Informando gli imprenditori sui benefici che l’inclusione apporta all’organizzazione, in termini economici, di innovazione, clima aziendale, cooperazione e motivazione; rivedendo i requisiti di selezione per eliminare barriere non necessarie (es. titoli come la laurea); fornendo formazione professionale, tirocini e stage mirati a competenze spendibili; aprendo posizioni lavorative/mansioni adeguate alle abilità della persona, per massimizzare il suo contributo; adottando politiche flessibili per supportare le diverse esigenze personali o di salute (es. orari adattabili); se necessario, fornendo formazione a tutto il personale sulle potenzialità e i limiti del singolo soggetto”.
Quali sono le difficoltà che devono affrontare ogni giorno loro in primis?
“Rispetto alla condizione di Rosario, il ragazzo assunto da Roma Costruzioni, è fondamentale ricordare che ogni persona con sindrome di Down è unica e il grado di gravità e la manifestazione di alcune difficoltà variano notevolmente da individuo a individuo. Ciò che può ulteriormente fare la differenza è sicuramente un intervento precoce riguardante la fisioterapia, la neuro-psicomotricità e la stimolazione cognitiva, la logopedia, la terapia occupazionale, i programmi educativi personalizzati a scuola e il supporto familiare che spinge verso l’autonomia e la socializzazione, essenziali per sfruttare la neuroplasticità del cervello e migliorare le traiettorie di sviluppo fisico, cognitivo e relazionale.
Le difficoltà che potrebbero presentare queste persone consistono in un lieve ritardo psico-motorio, difficoltà di memoria, ridotta soglia dell’attenzione e impulsività, un apprendimento più lento. Queste problematiche possono essere superate con metodi compensativi per facilitare la performance, come supporti visivi, pratici o con l’estensione del tempo concesso per finire un compito o la sua suddivisione in più parti. Le persone con sindrome di Down possono avere una maggiore incidenza di determinate condizioni mediche (come problemi cardiaci, endocrini, muscolari, visivi o uditivi); pertanto possono necessitare di controlli medici regolari e di interventi riabilitativi durante tutto l’arco della vita”.
E le famiglie?
“Le famiglie di persone con disabilità, ovviamente, devono affrontare il carico di assistenza (cura, terapie, visite), che spesso è molto intenso e stressante. Non è indifferente anche il carico emotivo e psicologico: i genitori possono attraversare fasi di negazione, rabbia, ansia e lutto per le aspettative non realizzate sulla nascita dei figli. Infine ci si può sentire in colpa o non all’altezza nel fornire il sostegno necessario. Pertanto, le famiglie necessitano di supporto emotivo, di reti sociali e di assistenza da parte di personale specializzato per alleviare il carico di cura”.
Signor Militello, come sta vivendo suo figlio questa esperienza lavorativa?
“Rosario sta vivendo questa esperienza lavorativa in maniera positiva, è entusiasta di andare al lavoro, incontrare i colleghi e svolgere con responsabilità le attività che gli vengono proposte. Per lui è molto importante avere un impegno stabile con orari da rispettare, prepararsi per andare in azienda, pensare allo spuntino di metà mattina e affrontare il viaggio in macchina. La sua gioia la si legge negli occhi, anche nei giorni in cui non va a lavorare, quando racconta la sua esperienza ai parenti e agli amici, perché fa tutto con allegria e, grazie al lavoro, riesce a sentirsi utile anche per altre persone”.
Voi genitori come state vivendo questo progetto?
“Noi come genitori siamo molto contenti che Rosario sia inserito in un ambiente lavorativo accogliente e sereno. Ci fa piacere che lui viva con entusiasmo questa esperienza che gli dà soddisfazione e lo rende più autonomo e sereno nei rapporti sociali. D’altronde, per noi l’importante è vedere nostro figlio vivere la sua vita serenamente e questo progetto certamente lo aiuta a vivere la normalità con la semplicità di un ragazzo speciale”.
Che cosa potrebbe fare ancora la società?
“Sicuramente, si dovrebbe intervenire affinché tutti abbiano l’opportunità di frequentare dei corsi o centri di aggregazione che li aiutino a diventare più autonomi, con progetti concreti e mirati di vita indipendente, adattati alle capacità di ciascuno. Sarebbe fondamentale offrire a tutti l’opportunità di svolgere un’attività lavorativa che dia loro soddisfazione e possibilità di vivere nuove esperienze, fare nuove conoscenze e migliorare le loro capacità relazionali. Questi ragazzi e le loro famiglie, inoltre, hanno sempre bisogno di supporto psicologico e sociale attraverso centri specializzati, non solo per l’infanzia ma anche per l’età adulta. Spesso, purtroppo, soprattutto nelle piccole comunità, mancano realtà dedicate, gruppi ricreativi, sport accessibili, luoghi in cui fare amicizia, attività serali o nei weekend. Infine, le Istituzioni dovrebbero garantire supporto ai genitori per il presente, ma anche per il futuro incerto dei loro ragazzi speciali, aiutandoli a gestire la burocrazia e la vita adulta del figlio”.
Per vedere il video del progetto inclusione Roma Costruzioni clicca qui.

